Luoghi d'arte e spazi culturali
Il dossier "Luoghi d'arte e spazi culturali", il primo realizzato da LightingBit, è frutto della sinergia con iGuzzini, azienda d'eccellenza internazionale, che da sempre illumina le opere d'arte e i monumenti, i musei e gli spazi espositivi.
In questo senso, la luce assume un ruolo decisivo nel "consentire la migliore fruizione possibile, esaltando le potenzialità espressive delle opere e degli ambienti in cui si inseriscono, valorizzandole e salvaguardandole, nel rispetto del loro spirito originario e della loro conservazione".
Presentiamo dunque un'esclusiva panoramica sul tema Luoghi d'Arte e Spazi Culturali, secondo diverse sfaccettature: il ruolo e il carattere della luce, il progetto illuminotecnico, la conservazione, il design e la tecnologia. Ma soprattutto alcuni significativi Case Study, esempi concreti della professionalità consolidata dell'azienda.
Indice:
Intrpretazione luminosa
Attraverso l’illuminazione possiamo
interpretare in modo molto diverso
il significato di un soggetto
(che sia una scultura, un gioiello,
un vaso di ceramica, etc...).
Le diverse tecniche di illuminazione
oggi a disposizione, notevolmente
ampliate con il moderno sviluppo
tecnologico, consentono ai lighting
designers, insieme agli storici
dell’arte e agli allestitori delle
mostre, di operare la scelta più
idonea in relazione agli obiettivi
da raggiungere.
Un’illuminazione
di controcampo risulta essere
la tecnica più appropriata, qualora
si voglia esaltare la silhouette
dell’oggetto in contrasto con
lo sfondo luminoso.
Quando si vuole, invece, enfatizzare
un particolare dettaglio dell’opera, è
possibile utilizzare una luce chiave.
Un’illuminazione biodinamica
permetterà inoltre di trovare
una nuova visione dell’oggetto.
Ciò potrà sembrarci molto distante
dalla concezione più conservatrice
della luce, ma se pensiamo
all’illuminazione generata da una
candela o dall’illuminazione naturale
del sole l’illuminazione biodinamica
ci sembrerà molto più opportuna.
Se si volesse andare ancora oltre,
si potrebbe ipotizzare un tipo di
illuminazione dinamica e colorata.
Questo è sicuramente un aspetto
molto più delicato, ma se il lighting
designer, in accordo con lo storico,
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Concept
il critico d’arte e l’allestitore della
mostra, lo troverà opportuno,
in qualche occasione si potrebbe
utilizzare un’illuminazione di questo
tipo.
Nelle immagini sovrastanti,
abbiamo colto alcuni momenti
dell’esperienza fatta in occasione
del progetto “Conoscere la forma”,
curato dal Centro di Ricerca iGuzzini
in collaborazione con storici,
critici d’arte, esperti di musei,
sovrintendenti e altre figure
specialistiche.
Questo progetto
ci ha dimostrato che la vie da
percorre sono ancora numerose
e ricche di sorprese.
Per maggiori approfondimenti sul progetto
"Conoscere la forma", consultare la pag.70
di questo dedicato.
Firenze - Italia: Palazzo Pitti
Foto: Giuseppe Saluzzi
Illuminazione di
Opere tridimensionali
L'illuminazione di un oggetto tridimensionale con una luce prevalentemente unidirezionale può contribuire a far apprezzare la forma dell'oggetto stesso. La direzione della luce prevalente (luce chiave) deve essere determinata con grande cura, dal momento che influisce enormemente sull'aspetto dell'oggetto. Nel caso in cui si richieda una buona visione anche delle parti dell'opera lasciate in ombra, occorre prevedere un secondo o un terzo apparecchio che illumini le parti in ombra da una direzione diversa (luce di riempimento). L'intensità della luce di riempimento deve essere inferiore alla luce chiave per consentire a quest'ultima di conservare il proprio carattere dominante.
Illuminazione di un soggetto
tridimensionale
a mezzo del
centro P e degli eventuali
centri ausiliari S e D.
Pareti e texture
Con l’illuminazione è possibile
enfatizzare aspetti diversi di
oggetti texturizzati o tridimensionali
dalla forma complessa, come
manufatti o facciate di edifici.
Immaginiamo di dover illuminare
un muro di pietra, di un museo
o di un’esposizione, in modo
da esaltarne il valore. Posizionando
un apparecchio a 30 cm dalla base
del muro e dirigendo il fascio
di luce verso di esso, la luce arriva
radente sulla superficie, illuminando
ogni parte della pietra, mentre le
rientranze restano in ombra.
Il muro appare così quasi in bianco
e nero; è quasi impossibile vedere
i colori, la texture della superficie
domina e il muro assume un
aspetto aggressivo e tenebroso.
Se l’apparecchio viene spostato
a 90 cm dal muro, l’aspetto cambia:
la texture diventa meno dominante
e si cominciano a percepire i colori.
Aumentando la distanza
dell’apparecchio dal muro, a 3 e
poi a 8 metri, la superficie viene
ammorbidita ed appiattita,
la texture è sempre più difficile da
vedere e i colori via via più visibili.
L’occhio non riesce a distinguere le
parti sporgenti dalle parti incassate
e l’unica informazione che riceve
si riferisce al colore della pietra.
Scegliere la giusta direzione della
luce rappresenta, quindi, un
potente strumento a disposizione
del Lighting Designer per creare
l’effetto desiderato e mostrare
il muro sempre nella maniera
più appropriata.
Napoli - Italia: Scavi di Ercolano
Foto: Giuseppe Saluzzi
La Habana - Cuba: Museo Nazionale delle Belle Arti
Foto: Giuseppe Saluzzi
Illuminazione di Opere bidimensionali
Se l’obiettivo è fornire
un’illuminazione uniforme su una
superficie, esistono modi diversi
per ottenere questo risultato.
È possibile installare un certo
numero di spotlight in fila,
illuminando la superficie
dall’alto o dal basso.
Se i fasci luminosi degli apparecchi
sono orientati in modo da
convergere, è possibile ottenere
un’illuminazione ragionevolmente
omogenea.
In alternativa è possibile utilizzare
apparecchi con distribuzioni più
appropriate, come apparecchi
wall-washer.
Questi apparecchi
presentano una distribuzione
ampia ed asimmetrica progettata
per illuminare uniformemente
superfici ampie.


